Materazzi rovina la festa, al Tardini ultimo match-point.
Rossoneri non pervenuti, su Firenze splende il sole.
Cagliari e Reggina salve. Empoli, Parma e Catania sperano.
Ammettiamolo: Amiamo il calcio anche per questo. Per questi corsi e ricorsi storici che si intrecciano con l'attuale, ad anni di distanza, come se si dovesse chiudere un cerchio tracciato anni prima.
A sei giorni dall'ultima giornata un flashback è d'obbligo, e ci riporta ad una data nefasta per tutti i tifosi nerazzurri: 5 Maggio 2002.
Sulla panchina interista siede l' "hombre vertical" alias Hector Cuper, tecnico argentino misosi in luce a Maiorca e Valencia facendo però incetta solo di secondi posti.
L'Inter è di scena allo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio. Si gioca lo Scudetto.
Arriva a questa sfida con il rimpianto di avere perso tre punti importantissimi in casa contro l'Atalanta, con le polemiche per l'arbitraggio di De Santis a Verona col Chievo, ma con la consapevolezza di essere arbitri del proprio destino.
Ed invece succede l'inimmaginabile. In uno stadio dove perfino i tifosi laziali, gemellati con gli interisti e messi in allarme da un'eventuale vittoria tricolore della Roma, sostengono i nerazzurri, l'Inter compie un suicidio sportivo: Va in vantaggio per due volte e per due volte viene raggiunta salvo poi soccombere 4-2. Tricolore sfumato e rivali juventini a festeggiare una vittoria insperata.
Mandiamo avanti veloce il nastro del tempo, e torniamo ai giorni nostri.
Tra cinque giorni torna a giocarsi un Campionato all'ultimo turno dopo quel 5 maggio, questa volta La Partita (maiuscolo voluto) sarà di scena a Parma. Sulla panchina dei ducali siede una vecchia conoscenza del pubblico nerazzurro: Hector Cuper. E via di congetture all'italiana, via di immaginazione, via di gufate più o meno spudorate.
Corsi e ricorsi storici dunque. Chiusura di un cerchio. No. O meglio, non più. Non questa volta.
Il presidente del Parma, con il dichiarato intento di dare una scossa all'ambiente, esonera il tecnico di Chabas. Resta un solo filo conduttore a distanza di sei anni: Giocarsi un tricolore all'ultima giornata come allora, anche oggi arrivando all'ultimo atto con un solo punto di vantaggio sulla seconda.
Anche le recriminazioni ci sono oggi come c'erano nel 2002. L'ultima si chiama Inter-Siena, sottotitolo:Materazzi.
L'Inter dopo avere fallito il primo match-point nel derby è consapevole che contro il Siena, davanti ad uno stadio pieno in ogni ordine di posti, non avrebbe potuto/dovuto sbagliare. Ed invece lo champagne rimane in frigorifero proprio mentre si stavano preparando i flûte. Proprio quando Materazzi scavalca le gerarchie e decide di battere il rigore-Scudetto. Manninger para e ai tifosi interisti l'urlo di gioia resta in gola. E lì dovrà stare almeno per altri cinque giorni, se fuoriuscirà lo decreterà il campo, la voglia di vincere, la voglia di salvarsi. L' "hombre vertical" seguirà da lontano con la speranza che i calici nerazzurri lascino spazio ai bicchieri di Lambrusco, magari accompagnati da qualche fetta di Prosciutto...
Champions.
Dopo la vittoria rossonera nel derby, in concomitanza alla sconfitta dei viola a Cagliari, in pochi si sarebbero aspettati che il quarto posto del Milan durasse solo sette giorni.
Gli uomini di Ancelotti cadono rovinosamente a Napoli e la Fiorentina batte il Parma in rimonta ritornando padrona del proprio destino europeo.
Difficile attribuire delle responsabilità in maniera netta, ma sembra più che plausibile che l'aspetto psciologico, ovvero l'inconscia convinzione di essere già in Champions League, abbia giocato un brutto scherzo al Milan.
L'atto finale vedrà i toscani di scena all'Olimpico di Torino contro i granata già salvi. Di sicuro sarà una festa sugli spalti dove si ritroveranno due tifoserie gemellate, da Milano sperano che si anche l'unica a celebrarsi a Torino...
Salvezza (l'altro Scudetto).
Il primo verdetto stagionale è stato scritto domenica scorsa. Un Livorno falcidiato dalle squalifiche e probabilmente con la testa già alla Serie B, perde con il Torino e dice addio alla massima serie.
La matematica ufficializza le salvezze di Cagliari, Reggina e Torino. Ora rimane un solo posto "in paradiso" e se lo giocheranno tre squadre: Catania, Empoli e Parma.
E pensare che fino all'88' di Juventus-Catania i giochi-salvezza erano fatti. Siciliani salvi con Parma ed Empoli retrocesse. Invece a due minuti dalla fine arriva la zampata di Del Piero che avrà fatto imbestialire il tecnico dei siciliani Zenga, ma che regalerà altri novanta minuti di emozioni agli amanti di questo sport. Che si salvi il migliore, la parola passa al campo.

1 commento:
Non sono affatto d'accordo con chi avvicina la situazione di classifica attuale a quella del 2002. L'unico aspetto in comune è l'esiguo vantaggio sulla seconda. L'Inter di Cuper si era guadagnata la vetta della classifica dopo un'estenuante lotta punto-a-punto con Roma e Juventus (e anche Chievo all'inizio) non partendo certo dalla prima fila. Questa ha dilapidato un vantaggio abissale proprio nelle ultime giornate. Anche l'avversario è molto diverso: quella Lazio solo 2 anni prima aveva vinto lo scudetto ed era ancora una buonissima squadra; il Parma purtroppo (lo dico sinceramente, mi piace come hanno saputo reagire al "crac" di Tanzi ripartendo dai giovani non avendo più la possibilità di investimenti onerosi) già da qualche anno vivacchia nella medio-bassa classifica.
Una riflessione voglio farla anche in chiave salvezza: fino a poco fa ero convinto che il pareggio fra Catania e Juventus fosse un vantaggio per noi poichè obbligava gli uomini di Zenga a cercare quantomeno il punto contro la Roma. Però... in effetti se gli etnei fossero stati già salvi, il Parma sarebbe stato già in B, quindi col morale sotto i tacchetti. Oddìo, a volte giocare con la mente libera (anche in negativo) si rivela un vantaggio; sotto questo aspetto il Siena insegna.
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